I.A.-APPRENDISTI STREGONI E L’ILLUSIONE DEL PROGRESSO

*Quando la magia digitale si trasforma in un incantesimo pericoloso*

di Raffaela Randazzo

L’intelligenza artificiale (IA) è il nostro nuovo prodigioso strumento: un calderone tecnologico che bolle di possibilità, capace di scrivere, dipingere, comporre, calcolare a una velocità che ci lascia senza fiato.

È un aiuto inestimabile, una risorsa che sta rivoluzionando la medicina, la ricerca e la nostra quotidianità. Ma, come ogni strumento potente, va usato cum grano salis, con un pizzico di prudenza.

L’IA, infatti, non è infallibile. Non è la Sibilla di Delfi che sussurra verità assolute. Spesso prende dei granchi, a volte colossali. Basti pensare a una formula matematica sbagliata, una data storica errata, identità confuse o una citazione inventata di sana pianta. Il problema non è tanto l’errore in sé, quanto la sua diffusione.

Se chi la usa non se ne accorge, l’informazione errata finisce sul web o in un documento, dove si mescola con altre informazioni, diventando parte di una rete di dati apparentemente solida ma, in realtà, fragile, innescando un meccanismo molto difficile da arrestare.

Un po’ come nella celebre scena di Fantasia di Walt Disney: l’apprendista stregone, incapace di controllare la magia, finisce per essere sommerso da una marea di secchi d’acqua che lui stesso ha generato.

*L’Alluvione delle “Pseudo news”*

Dopo l’era delle fake news, notizie nate per ingannare, ma anche diffuse per pigrizia o pregiudizi umani, stiamo entrando nell’era delle “pseudo news”: informazioni che sembrano vere, ma sono frutto di un errore dell’IA, di un’associazione sbagliata o di una carenza di dati.
Il pericolo è insidioso. Se un esperto, un giornalista o un’istituzione ritenuti affidabili usano senza filtro l’intelligenza artificiale e diffondono” una pseudo news”, questa acquisisce un’autorevolezza che non merita. Si infiltra nel tessuto della conoscenza collettiva, corrodendolo dall’interno.

Il web rischia così di diventare un oceano di dati inaffidabili, dove è facile annegare negli inganni ed è difficile trovare un approdo di verità.

*Il “Bias del bias”*

La falsità non è sempre urlata: a volte sussurra, si mimetizza tra parole credibili, si traveste da informazione. E noi la accogliamo, senza neppure accorgercene. Non si tratta solo di ciò che l’intelligenza artificiale mostra, ma di ciò che non siamo capaci di vedere: nella fretta del click, nella fame di novità, nel pigro ma fagocitante meccanismo della delega. Si perde il battito lento del discernimento, quello che consente di riconoscere una falsità che non sa di esserlo.
Ci troviamo così di fronte a un “bias del bias”, un’escalation che rende la disinformazione sempre più difficile da smascherare. L’errore dell’algoritmo si somma al nostro pregiudizio umano, creando un corto circuito cognitivo che fa da moltiplicatore al vizio originale. È un “bias matrioska”, una scatola che ne contiene un’altra, in un circolo vizioso in cui l’errore dell’IA viene accolto e amplificato dalla nostra stessa tendenza a credere a ciò che ci conferma nelle nostre idee. Ed è qui che si crea un paradosso, nell’intreccio mefistofelico tra bias d’algoritmo e bias umano: la macchina delega il controllo all’umano e l’umano, per un pregiudizio reverenziale, delega il pensiero critico alla macchina, sbagliando entrambi.

*Il valore inestimabile dell’autenticità e dell’unicità*

Se è vero che l’intelligenza artificiale minaccia di mietere vittime nel mondo del lavoro, soprattutto in quelle mansioni che non richiedono un grande sforzo di pensiero critico, è altrettanto vero che questo fenomeno sta creando una nuova e preziosissima risorsa.
Chi userà il proprio acume e discernimento, il proprio occhio personale sul mondo, chi saprà distinguere l’errore dalla verità, il vero dal falso, il banale dall’essenziale, diventerà di grandissimo valore. In un mondo di contenuti generati da algoritmi, l’autenticità, che già andava perdendosi, tornerà sempre più a essere un bene raro e prezioso. Come l’oro. Quello vero.
L’algoritmo può generare contenuti, ma non può generare senso.
In un mondo che delega, chi sceglie con autenticità diventa davvero raro e, proprio per questo, non solo necessario, ma insostituibile.
Per cogliere la sfida, non dobbiamo fermare l’onda dell’intelligenza artificiale, ma imparare a cavalcarla senza perdere la bussola del nostro pensiero critico:
per non farci travolgere, ma soprattutto per riaffermare, con forza, etica e autenticità, il valore insostituibile del nostro essere umani.
Perché la vera magia, quella capace di creare senso e bellezza, non risiede negli algoritmi, ma nella capacità umana di sentire e, soprattutto, di scegliere. Una magia che non sappiamo controllare non è che un’illusione di progresso: un incantesimo che ci illude di essere avanti, mentre ci allontana da ciò che conta davvero.