NEMMENO L’INFERNO LI VUOLE

di Stefano Grimaldi

Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di loro ma guarda e passa”

Cioè??

Questo di Dante Alighieri, mentre si fa un bel giro all’inferno, è uno dei momenti letterari più alti di quanto possa esistere di peggio paragonato ad altri peccati.

In questa descrizione, il Sommo, spiega al suo celebre accompagnatore che nemmeno l’inferno stesso si vuole occupare di questi elementi.

Chi sono ?

Sono gli ignavi, una specie sub-umana che non ha mai preso posizioni nella vita nei confronti di niente e nessuno.

Sono gli indifferenti. Sono coloro che si deresponsabilizzano e concorrono alla disumanizzazione della società, senza clamore ma con quel distacco e quella codardìa tipica dell’egoismo

Ma ancor più con idiozia, credono che tutto ciò a cui voltano le spalle con cinismo, non li riguardi o non li tocchi. La brutta notizia per loro, è invece che qualcosa tocca a tutti prima o poi. E quando toccherà loro, non basterà neanche l’avviso di Dante.

Entreranno così, di buon diritto, a far parte dei colpìti, abbandonati e invisibili dalla cecità indolente di quella pletora della quale facevano parte. Allora la prospettiva cambierà, e di un bel po’.

Non c’è bisogno di essere violenti per impattare molto negativamente sulla società della quale tutti, ignavi compresi, facciamo parte.

La mancanza di empatia, di responsabilità e l’ignoranza di come si muove “la cosa comune” creano danni altrettanto nefasti, In pratica sarebbe come pensare che se non ti viene un improvviso infarto, morire di tumore più avanti e lentamente sia meglio, quindi me ne frego perchè il problema momentaneo non è mio; in quanto non respiro l’aria comune, non risento della crisi economica in casa mia, la violenza urbana non mi colpirà…

Gli ignavi sono responsabili di una crepa sociale drammatica, capace di creare sfiducia, rabbia, isolamento e così via.

Questo, perchè il non intervento, per esemplificare, in una o tante ingiustizie quotidiane, l’ignorare la sofferenza e il bisogno altrui, le difficoltà del prossimo e il non ascolto, diventano i motivi di una rabbiosa disgregazione sociale, del distacco fra persone, dell’allontanamento dalle istituzioni che, a volte, non funzionano a tutela secondo aspettative.

Le ingiustizie diventano normali, i morti a centinaia di migliaia sono una news che si ripete fino a sbiadire, l’anziano non fa più comodo, il bisognoso è un peso; si viene insomma a formare quella situazione pericolosa di anestesia emotiva. Certo, a volte necessaria quale autodifesa verso la sofferenza, ma deleteria quando si incancrenisce e diventa una scusa continua alla non-azione, uno stile comportamentale, una forma mentis.

Ancora una volta, basterebbe guardare alla storia per ritrovare quanto l’assenza d’ intervento, l’apatia e l’eccesso di tolleranza degli abusi e delle iniquità sono stati i principali disgregatori democratici e sociali, cresciuti nel silenzio (subdolo) del chissenefrega quotidiano

Abbiamo, come umanità, la fortuna-sfortuna di essere in tantissimi. Ciò significa che l’unione è dalla nostra o contro di noi. Significa quindi anche che tanti piccoli mali creano un male enorme; per converso, tanti piccoli beni creano un bene enorme.

Chiudo, perfettamente consapevole della ingenuità di questa riflessione, altrettanto conscio però, di non voler diventare anche lo scarto persino di Lucifero.