FINE ESTATE

di Marcello Vitale

L’estate sta finendo, gli ultimi bagnanti chiudono, ripiegano gli ombrelloni e sedie a sdraio, le spiagge sono semivuote. Affiora il mare vero, quello per conto suo che sta lì per tutto l’anno, tra terra e cielo.

Io ancora vi sto abbarbicato, non chiudo perché se lo faccio do un colpo definitivo all’estate, contribuisco ad abbattere l’ultimo residuo di giovinezza che mi rimane, quella dei pantaloncini corti e dello scambio spontaneo di parole col vicino improvvisato. Che poi chi lo vede più una volta andato via? Forse non ci tornerà più, sceglierà fra un anno (sempre che sia fortunato e sopravviva) altri posti, magari all’estero in spiagge sempre più esotiche, impegnate sino allo spasimo in estati farlocche, tanto al peso, appariscenti, fatte per ricchi che ormai deridono sotto sotto il ceto medio sempre maggiormente distanziato, costituito com’è ormai da dignitosi pezzenti (parecchi non hanno più neppure i soldi per la villeggiatura) spesso laureati col diploma ornamentale appeso al muro.

Dunque resisto, dicevo, mi adopero accanto alla mia innocente diga privata, col dito conficcato nella falla del tempo che si è all’improvviso aperta, vigilo onde evitare che esca all’improvviso l’acqua che preme dietro, non so, forse quella del mio mare tipo Olanda che ormai si vuole liberare anche di me, uno degli ultimi superstiti disturbatori, aggrappato  ingenuamente alla sua spiaggia e che pretende così facendo, udite udite, di impedire addirittura la fine dell’estate.