di Stefano Grimaldi
“Il mondo non è un Paradiso morale. La crudeltà verso gli animali, è la scuola della crudeltà verso gli uomini”
Arthur Schopenauer
Dalla citazione in testa è evidente che si tratterà, brevemente, un tema che non ha solo a che fare con l’ideologia animalista.
La doppia foto, invece, nasce dalla indecisione di sceglierne una.
L’immagine dx, più artistica e iconografica, ha la forza della ellissi narrativa; ovvero un prima, un durante e un dopo, di cui si intuiscono inizio e fine di un percorso senza necessariamente averlo visto
L’immagine sx ha una potenza infinita, quanto è infinita la sua allegoria di violenza umana, suprematismo, superiorità apparente e codarda, prepotenza, inganni, stupidità esistenziale, totale mancanza di rispetto ed empatia, narcisismo patologico, delirio di onnipotenza e…altro, che per brevità non aggiungo, e che Schopenauer ha l’arte di mettere in una citazione.
Almeno io ci vedo tutto quanto detto, di cui ne concretizzo solo una parte.
Di questo vorrei parlare.
Di un essere animale che racchiude in sé tutti quei valori di coraggio, onore, forza, carisma, rispetto, resistenza, pietà; di cui sono privi molti uomini minuscoli.
Quel rispetto che ha visto molti tori feriti a morte con le picche, risparmiare il proprio aguzzino che era a terra, graziandolo con una magnanimità soprannaturale.
E allora, basta guardare come il toro affronta l’uomo e come l’uomo affronta il toro.
IL TORO
Non si cura della paura pur sapendo cosa succederà. Non sa cosa significhi tramare contro. Ti guarda fisso negli occhi, sta messo di fronte. Ma senza odio. E questo è straziante. Perchè non conosce quel termine. Sente solo che si deve difendere, perchè qualcuno dei suoi simili glielo ha raccontato e perchè lo fiuta. Ma non ha rancori, non ha rabbia repressa. Vuole solo sopravvivere.
Si sa da fonti raramente rese pubbliche, associazioni, giornali e testimonianze delle pratiche pre corrida. Vaselina sugli occhi, cotone nelle narici, lassativi per causare diarrea, sedativi per indebolirlo e compromettergli l’equilibrio, abusi fisici di ogni…che risparmio perchè ancora più disturbanti per i cuori sensibili.
Ovviamente, molte istituzioni negano queste pratiche adducendo il fatto che “più il toro è reattivo e più lo spettacolo è assicurato”. Se si volesse giudicare questo drammatico sragionamento in modo serio: Freud, Empedocle, Michel de Montaigne, Ghandi e molti altri grandi pensatori della storia andrebbero in crisi e dovrebbero andare in analisi.
Si sa anche che prima di entrare nell’arena, alcuni tori, hanno ringraziato i loro padroni che li hanno cresciuti da piccoli. Gli stessi padroni che ti manderanno, qualche tempo dopo, al macello sotto il pubblico ludibrio di una massa di umanoidi involuti e acclamanti convinti, in tal modo, di sublimare, con la correità, tutto il loro inferno interiore.
IL MATADOR (dallo spagnolo “l’uccisore”)
Dicevamo: egli, con paura e finto coraggio ostentato, si agghinda con un abito fuoriluogo e da damerino mentre altri per lui iniziano le pratiche sopradescritte. Useranno l’inganno. Useranno la codardìa a mezzo di strumenti di morte innaturali. Egli userà una masnada di compari favoreggiatori armati e nascosti su un cavallo pronti a intervenire semmai il toro iniziasse a mettere in difficoltà quel pagliaccio che si vuole ergere a semi-dio; osannato dalla pericolosa massa.
Ripetutamente colpito, dopo ore di battaglia impari, il toro sarà stanco. E qui si compie il capolavoro umano.
Sì! Adesso! E’ il momento…gli pianto una bella spada dritta dritta nell’osso del collo! Proprio lì…vicino a dove ha tutte le lance! Come sono forte! Senti il fragore, l’invito, l’incitamento…il pubblico mi adora!
Il pubblico esulta, applaude, è rimasto alle gesta del Colosseo, non ha assorbito niente in 2000 anni di storia, se non la violenza primordiale e i suoi avariati derivati.
E lui, il più debole, con il toro ai suoi piedi, gonfia il petto e offre a 360 gradi il suo cappello trasversale da Topolino, credendo di essere un eroe; per colpa di una certa umanità che avvalora l’inganno e i disvalori come qualità, oltraggiando e rifiutando l’onestà e la purezza della natura.
Quello scadente e cancerogeno consorzio umano che celebra gli uomini che affrontano le cose solo se sono armati e protetti, ad armi impari, ma pur sempre senza lo scudo di un coraggio vero ed equanime.
In conclusione: pare proprio che l’uomo non accetti, in tutta la sua arroganza, di essere inferiore alla natura, e quindi neppure capace di rispettarla, di temerla. Perchè la sua reazione alla paura e verso ciò che non può dominare, lo spinge ad escogitare stratagemmi per distruggerla. E di conseguenza, pezzo per pezzo, a distruggersi.
Il toro ha paura, eccome. Ma la affronta col valore. L’uomo trasforma la sua paura in un rituale di morte, che senza imbrogli non saprebbe affrontare.
Così facendo, si conquista, l’illusione, di essere il più forte sulla Terra.
