LA TENEREZZA DEI MOSTRI (si parla – anche – ma poco di cinema)

di STEFANO GRIMALDI

“Ciò che respingi, rivela ciò che sei”

Ho sempre avuto una forma di fascinazione per gli invisibili. Ad oggi sono convinto che la riuscita o meno della propria esistenza dipenda in larga parte dalle opportunità, molto meno democratiche del talento.

Se c’era qualcuno che veniva emarginato dalla massa — a scuola, in azienda o in qualsiasi altro contesto sociale — seguivo sempre il mio istinto, cioè l’opposto. E quasi sempre avevo conferma di dove fosse allocata la pochezza: nel pensiero uniformato, nella mancanza di empatia, nella stupidità, nell’ignoranza, nella freddezza emotiva, nella paura, nella vigliaccheria della moltitudine.

CORTOCIRCUITO

Tenerezza e Mostri è un ossimoro che crea un cortocircuito immediato. Una collisione fra due definizioni che evocano sentimenti opposti.

Guillermo del Toro — regista visionario di fama internazionale — restituisce umanità ai mostri attraverso pellicole memorabili, dando loro una dignità emotiva e una vulnerabilità che appartengono solo a chi è rimasto ai margini: laddove solo altri sensibili emarginati possono capirne la profondità con vera empatia e compassione.

La sua drammaturgia rituale è un gancio perfetto per l’argomento: attraverso storie oniriche e assurdamente vere, metafore, scenografie dall’impatto visivo dirompente e personaggi da fumetti horror o reietti, ribalta l’ordine dei fattori. I mostri e i demoni indossano uniformi stirate e vestiti impeccabili da militari, burocrati, direttori, uomini di potere. Non sono quelli dall’aspetto repellente, con scaglie, pinne caudali o corna diaboliche. Nulla è Disney, per intenderci.

Del Toro mette in scena la sgradevolezza umana, la società più abbietta, subdola o violenta che sia, i margini coi suoi emarginati.

In conclusione: la morale comune, come si accennava all’inizio, è una tendenza pericolosa.

È un’arma da taglio che può ferire e uccidere, spesso nelle mani dell’incoscienza, proprio a causa di quel bagaglio di assenze morali, valoriali e umane già citate nell’attacco dell’articolo.

Altroché favole dark per adulti. I suoi film dovrebbero essere sedute psicanalitiche spiegate all’aridità della gente.

La società, in mezzo al buono e al marcio che ha costruito, ha eretto anche delle piramidi per escludere. E se almeno una volta si è vissuta — per N motivi — anche solo una esclusione, sarà facile riconoscerla e riconoscersi, con tenerezza. Prima o poi, tocca a tutti essere Mostri.

**** in foto locandina del film THE SHAPE OF WATER (Regia Guillermo del Toro)